06 giugno 2009

Ma perché
Volevo commentare questo post qui ma poi mi sono accorto che senza usare il vocabolario bubbo non riuscivo ad espressarmi bene e così me lo dico qui, tanto poi risulta che riflessiono anche su altre cose che prima non cerano e non centrano.

Diversi amici delle tapas faticano a capire come è possibile che lo stato delle pizze si trovi nella situazione in cui è.

Qualche punto tra i più incomprensibili:
- ieri alla radio si chiedevano com'è possibile che persone della statura morale di Peppino Englaro vengano dalla stessa epoca e nazione del tale;
- negli anni in cui in cui qui avevano fame vedevano che le pizze, che consideravano culturalmente simile, si stava sviluppando moltissimo. Parlavano dei "cugini furbi", considerandosi un po' scemi. Ora... no.
- la destra tapaiola (franchista, mica per ridere) considera inaccettabile in comportamento del tale e si considera danneggiata da questa mancanza di dignità e rispeto delle istituzioni.

Infatti tra le tapas tutta la tensione è tra nazione e comunità autonome, tra stato come aggregato di nazioni indipendenti o stato come monolite, ecc.

Tra le pizze il senso dello stato è totalmente inesistente (colpa della storia, niente di personale), nonostante il fascismo sia nativamente statalista e centralista, e non c'è neppure l'aspettativa che lo stato possa esserti utile (se non per ricevere un euroconvertitore e qualche tessera per sconti ogni tanto). Può (e, per molti, deve) essere usato, ma non può essere utile.

Credo che sia per questo che mentre in tutte le nazioni si parla quotidianamente del numero di disoccupati e della crisi, tra le pizze si parla di [ESEMPIO RECENTE]. Come se la crisi fosse qualcosa fuori dalla sfera di intervento della politica, che si occupa di altro, e che non è concepita come in grado di avere un altro compito.

Credo che il problema sia concettuale ed oramai, visto che il liberismo non tollera lo stato e che ci sono davvero questioni transnazionali, è troppo tardi per risolverlo. Quindi una politica di privilegi e di saccheggio non è un incidente dovuto ad un problema morale ma è la soluzione (patologica) ad un'aspettativa di (tardiva) rivolta contro i [CASA REGNANTE_1] e i [CASA REGNANTE_2].

Gli errori storici irrisolvibili partono dall'unificazione nata da una casta troppo avanzata per il popolaccio, dall'essere colonia in una certa epoca e con certi padroni, dalla necessità del fascismo di centrarsi sulla città della carbonara, dall'essere un luogo troppo lungo e poco largo, dalla necessità della tale chiesa di spostare l'attenzione da una città mediorientale a quella carbonara, ecc. ecc.

Quello che mi spiace è la certezza che la maggiore spinta di trasformazione (casuale, e quindi magari addirittura positiva) non viene dal fatto che arrivino molti giovani sulla scena ma dal fatto che qualcuno abbia la pazienza di reinserire nel ciclo della vita un po' di cadaveri del pensiero e della moralità tuttora infestanti troppi luoghi (non rivolgo il mio pensamento solo alle persone, ma anche a partiti che si autoscompaiono per eccesso di bubbità intrinseca).

Mi spiace per una questione filosofica bubba, ma il fascismo è caratterizzato dall'essere debole con i forti e forte con i deboli. Chi tutti pareggia quindi porterebbe consiglio a quanti ora si sentono incontrastati principi di un regno spettrale o propositori di proposte troppo stupide. Solo il piano filosofico ne sarebbe danneggiato, vabbé.

Mortis causa trasformatio regnii, vitae status quo corruptio popolum petrificatio situationis.

Troppo bubbo!