11 giugno 2006

La mente del bubbo
Ancora poco si sa su come "funziona" la mente del bubbo. La TAC ha permesso di fare dei passi in avanti perché almeno di capisce quali zone del cervello sono attive quando il bubbo compie determinate azioni o prova determinate sensazioni.
Sapendo se le zone del cervello attivate sono di superficie (quindi più "avanzate" e "moderne") o profonde (quindi ereditate dalle scimmie nell'antichità) si possono scrivere delle belle pubblicazioni scientifiche e dei piacevoli articoli di giornale.
L'osservazione diretta però consente di anticipare alcune "scoperte" che saranno fatte in seguito.

Il bubbo non va mai sollecitato perché comuque non serve. Quindi arrivati ad uno sportello per una richiesta di informazioni è bene iniziare con una domanda di scarsa rilevanza, capire se si ha a che fare con un bubbo e valutare il grado di bubbità almeno approssimativamente e quindi decidere se proseguire con le domande o ritirarsi velocemente. Gli studi permetteranno di capire cosa succede quando la mente del bubbo viene sollecitata: le comunicazioni finiscono in una specie di /dev/null oppure attivano delle zone del cervello sbagliate? Io credo che nella mente del bubbo le domande complesse determinino dei collegamenti verso zone del cervello deputate alle risposte banali e null'altro. Il bubbo annulla la complessità e ripropone gli unici ragionamenti che è in grado di memorizzare. Tuttavia resta da spiegare perché il bubbo sollecitato, dopo un po', si ribella e morde. Forse c'è un contatore che si attiva quando il collegamento tra domanda e risposta non è pertinente e, anche se viene data una risposta, questa abbassa la soglia di ribellione del bubbo.

Altro punto importante è che a seconda del messaggio esterno il bubbo attiva zone del cervello diverse con potenzialità predefinite. Es. in un messaggio mail MAI usare frasi del tipo "Se A allora B, altimenti C". La zona del cervello usata per la lettura delle mail non gestisce il costrutto e quindi lo traduce sempre in "B=true". Se proprio si ha bisogno del costrutto sopracitato occorre spezzarlo in due o più mail o usare il telefono, sempre con cautela dato che non c'è garanzia di attivazione della giusta parte del cervello.

Ancora non so quale tipo di ragionamenti possono essere gestiti quando l'input è il blog, il web, il .pdf o il .ppt. So che il .doc determina solo il desiderio di non-apertura del documento e la ricerca di alternative e che il .txt è un estensione non riconosciuta.

Lo studio a distanza del funzionamento del cervello ha una palese utilità nell'ambito 007, quindi c'è da aspettarsi che presto ogni uso del pc sarà mappato e capito. Speriamo solo che abbiano la bontà di mettere una sintesi dei risultati in un .avi o, al massimo, in un .ppt!